IL PROGETTO:

Nel nostro Paese ogni anno muoiono ben 60 mila persone, anche giovani in apparente buona condizione psicofisica, a causa della cosiddetta ‘morte improvvisa’. Questa definizione indica la morte che si verifica in modo quasi istantaneo, senza che vi siano stati precedentemente sintomi di qualsiasi natura o segni premonitori. Colpisce persone di ogni età ed apparentemente sane o le cui condizioni fisiche, comunque, non farebbero prevedere la loro morte in quel momento.

 Tra le vittime di queste aritmie maligne non prevedibili, c’è anche Fabio Gaggino. Fabio, un giovane di 36 anni, nel marzo del 2010, si accascia a terra e perde i sensi, mentre sta per iniziare una partita di calcetto in compagnia degli amici di sempre a Vittuone. Un dramma terribile che spezza la vita di un giovane nel fiore dei suoi anni e con tanti progetti, che amava lo sport e la compagnia dei suoi amici. Ma la morte di Fabio potrebbe non essere vana. A febbraio del 2011 i genitori Luciano e Rita, insieme al fratello gemello di Fabio, Andrea, e ai tanti amici hanno l’idea di organizzare una serata di sensibilizzazione sull’importanza della defibrillazione precoce con il DAE (Defibrillatore Semiautomatico).

In questa bella avventura la famiglia di Fabio trova nella Croce Bianca di Magenta una spalla importante e fondamentale. 

 Nel marzo 2011 nasce l'idea di realizzare il progetto “Metti una mano sul cuore”, con tre principali e ambiziosi obiettivi:

  • informare i cittadini sul corretto utilizzo dei mezzi di soccorso disponibili sul territorio (ambulanze e auto medica) e della presenza di un defibrillatore semiautomatico a bordo delle ambulanze con personale formato dall’AAT 118 di competenza;

  • sensibilizzare e informare sul ruolo che il semplice cittadino può avere nel primo soccorso in caso di morte cardiaca improvvisa: dalla chiamata al 118 (come e quando chiamare, perché ci sono dei tempi tecnici) alla possibilità di sapere a livello laico come si effettua un massaggio cardiaco (BLS –Basic Life Support), all'utilizzo – quando disponibile – del defibrillatore semi-automatico;

  •  formare la cittadinanza al riconoscimento di un arresto cardiocircolatorio e alle manovre da attuare, ossia al massaggio cardiaco.

A questi obiettivi iniziali si è aggiunto poi quello di sensibilizzare parallelamente i Comuni, gli Enti territoriali, le aziende e gli stessi cittadini all'importanza di individuare e finanziare postazioni di accesso pubblico di defibrillazione (PAD – Public Access Defibrillation) nelle vie e piazze delle nostre città, una rete di defibrillatori di facile accesso e di facile utilizzo, collegati direttamente al 118.
Un primo esempio territoriale di prevenzione all'arresto cardiaco in modo concreto. Scopo di questi accessi pubblici è infatti il trattamento immediato di un paziente colpito da Arresto Cardio-circolatorio con Defibrillazione Precoce effettuata da First Responders, cittadini opportunamente addestrati alle manovre di Rianimazione Cardio Polmonare-Defibrillazione Precoce, nell’attesa di un’ambulanza del 118.

 

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